
Musica
«L’Europa è un gigantesco Luna Park»
Il rave party di Cosmo tra Wittgenstein, Marcuse, Hegel e Camus
Tratto dalla rivista N°10
Nel mare sconfinato di problemi che popolano il nostro tempo e le vite di tutti noi, è importante ricordare alcuni capisaldi prima di impazzire: poche cose sono davvero importanti, nulla è eterno, in Italia la meritocrazia non esiste più di quanto esistano le fate e gli gnomi, ci sarà sempre spazio per i carboidrati dopo le 18, il ponte sullo stretto non verrà mai costruito, la musica è divertente, l’amore è bello. Il resto “sono tutte cazzate”.
La nascita di L’ultima festa
Ecco, questi e tanti altri assiomi, Marco Jacopo Bianchi li aveva già capiti dieci anni fa, quando scriveva il suo secondo disco L’ultima festa, unanimemente riconosciuto come il lavoro della svolta. Quando, un giorno di diversi anni fa, riordinavo casa con mia sorella a Torino, le dissi scherzando che dal suo telefono usciva un rumore terribile. Probabilmente mi riferivo alla canzone che dà il titolo al disco, resa celebre dalle sequenze filmiche da ordalia riprese al carnevale di Ivrea in cui la gente si devasta a colpi di arance mature. Proprio lì, in quella marmellata di agrumi, c’è già tutto il mondo di Cosmo.
L’utopia del successo
Oggi recensire un album che ha avuto così tanto successo nel panorama musicale nazionale risulta quasi pleonastico. Si potrebbe leggere tutto come la più canonica storia alla Cinderella Man: un eroe di talento venuto dal niente che, con la forza dei suoi ideali, trionfa e realizza il suo sogno praticamente un secondo prima di gettare la spugna. Sì, perché il titolo “L’ultima festa” è già una bandiera bianca, un canto del cigno, una dichiarazione di resa.
Antipop e la paura del fallimento
Storia nota è come Cosmo abbia affermato che se il secondo disco non avesse superato i deludenti risultati di pubblico del precedente Disordine, si sarebbe ritirato dalle scene e dalla musica. Su questa linea è stato pensato e girato tutto il documentario Antipop, diretto da Jacopo Farina e disponibile su MUBI. Fortunatamente, tanto impegno e un passaggio al programma radio Deejay Chiama Italia hanno cambiato le sorti di questa storia.
Ma se c’è un pregio che sarebbe ingiusto negare a Cosmo è proprio la capacità, più unica che rara, di raccogliere la complessità umana in un prodotto musicale accessibile al grande pubblico. Quindi, nel rispetto di questo merito, è giusto andare più a fondo nella storia.

Ghost in the Machine
Nel contesto paludato, stagnante, ricorsivo della musica italiana che, bella o brutta, risponde da anni e sempre di più a logiche algoritmiche, Cosmo è riuscito a tirare fuori l’uomo dalla macchina, l’anima dal sintetizzatore, il cuore che batte da dentro la console. Perché è questo che davvero fa vibrare un disco come L’ultima festa: il desiderio profondo di raccontare un sentimento, di esprimere un’esigenza di venire all’essere condividendo qualcosa dell’intimo con il pubblico. La grande contraddizione dell’arte.
Elettronica europea e testi italiani
L’unione sapiente tra la musica elettronica molto europea e i testi in italiano (debitori tra gli altri di Franco Battiato e Lucio Battisti) è stata la formula vincente che ha permesso di svecchiare il sound nazionale sempre più seduto sulle sue soluzioni standard.
Il lavoro di Cosmo, ormai, è pienamente storicizzato. I suoi dischi sono riconosciuti come opere di grandissimo valore, forse proprio perché attraverso di essi si ha la possibilità di conoscere una persona reale, non un personaggio costruito a tavolino, e quella realtà è una merce rara da trovare nel mondo di oggi.
Marco, con tutta la sua fragilità e le sue contraddizioni, arriva a questo lavoro quando ha già 34 anni, una carriera con i Drink to me, ancor prima con i Melange e un percorso di studi filosofici all’Università di Torino. Viviamo nella timeline in cui Cosmo e Diego Fusaro erano contemporaneamente a Palazzo Nuovo insieme e non temo smentita nel dire che quello dei due che ammette pubblicamente di fare uso di droghe con regolarità è quello a cui è andata meglio – ma non divaghiamo.
L’esperienza filosofica sarà fondamentale per lui per mettersi a scrivere in italiano: così nascono i primi brani come Wittgenstein, Ho visto un Dio ed Esistere. Il passo successivo è stata la maturità data dal confronto con la realtà, con il mercato, con il mondo fatto di compromessi (che non sempre si accettano ma vanno riconosciuti).

Dialettica musicale ed esistenzialismo
Ecco, questa maturità e consapevolezza sono quel nesso necessario che gli ha permesso di condividere tutto di sé: il delirio paranoide di Le voci, la gioiosa e decadente atmosfera del singolo eponimo, “l’eterno e le morte stagioni” dell’Infinito di Dicembre, l’amaro e cinico inseguirsi di parole sul ritmo terzinato e nevrotico di Cazzate, quasi uno spoken word, fino a chiudere con il dittico italianissimo Regata 70 (che richiama Luca Carboni e Lucio Dalla) e Lunedì di festa, che forse anche qui ha degli echi poetici leopardiani che richiamano La sera del dì di festa. Hegelianamente parlando, se Disordine è la tesi, L’ultima festa è l’antitesi e Cosmotronic è la sintesi. Da un punto di vista esistenzialistico, il secondo album del cantautore di Ivrea vive nel solco dell’assurdismo di Albert Camus, ma sarebbe ingiusto non riconoscergli una vocazione chiaramente psichedelica.
Il rave come atto politico
Come si diceva all’inizio, fare festa è divertente. Cosmo ha portato questo concetto oltre i suoi stessi confini, dimostrando con i fatti che il divertimento può essere anche un atto politico: nel 2022, il governo Meloni, appena insediato, decise di introdurre il tanto discusso – quanto mai applicato – Decreto anti-rave, un provvedimento draconiano volto a limitare le feste “abusive” in virtù del decoro, del rispetto della quiete pubblica e della proprietà privata.
Per tutta risposta, in maniera assolutamente conciliante, il produttore di Ivrea portò il rave dai casermoni abbandonati della periferia alle strade di Torino, paralizzando un’intera città con l’aiuto del suo collettivo Ivreatronic. Fu allora che conobbi Marco di persona. Il gesto non fu solo goliardico, ma capace di mostrare ancora una volta come l’iniziativa popolare “dal basso”, se organizzata, partecipata e condivisa, è sempre più forte di qualsiasi provvedimento imposto “dall’alto”. La scarsa o nulla applicazione del decreto nei tre anni successivi è indice di chi abbia avuto ragione delle proprie intenzioni.
Ora, quello di Cosmo non è il gesto futurista frutto di un momento di tracotanza, è il frutto del percorso di tutta la sua vita che si riflette anche nella sua maniera di fare musica. Ancora adesso, quarantenne e padre di famiglia, Marco continua a portare la protesta dalla sua mente nelle piazze e nelle strade, partendo dalla sua città, Ivrea, con uno spirito di coerenza che unisce il pensiero di Herbert Marcuse con le musiche di Gigi D’Agostino.
Dopo L’ultima Festa: nuovi equilibri
Oggi, dopo molto tempo, l’esperienza di quel disco, quel successo tanto cercato e voluto, ha lasciato spazio alla consacrazione di lavori come Cosmotronic e altri album forse meno “affamati”, ma comunque di pregio, come La terza estate dell’amore e Sulle ali del cavallo bianco. Un altro grande insegnamento che si può trarre da questa storia, che si sta ancora svolgendo e quindi ci potrà ancora regalare plot twist incredibili, è non diventare schiavi di un desiderio. La popolarità tanto cercata e il successo così ambito possono diventare un’ossessione, poiché tutti abbiamo fame di riconoscimento e, soprattutto nel nostro Paese, il ruolo dell’artista è una figura professionalmente riconosciuta non in base all’impegno o al curriculum, ma ai follower e agli stream.
Sanremo, greenwashing e parabole discendenti
Il ragazzo che muore ha raggiunto la palude del nazionalpopolare partecipando come ospite de La Rappresentante di Lista a Sanremo nel brano Be My Baby, cover delle Ronettes del ‘63. In quell’occasione Cosmo si scagliò contro Eni e le compagnie energetiche al grido di “STOP GREENWASHING”. Da lì la sua parabola non ha più toccato gli stessi vertici, e forse va bene così. Per usare proprio le sue parole:
“Fosse anche l'ultimo giorno della mia vita / speriamo passi prima che la voglia sia finita”.
Un Nuovo Capitolo
Con tempismo incredibile, poco dopo la pubblicazione di questo articolo sul numero 10 di RatPark, Cosmo ha annunciato l’uscita del suo nuovo album, anticipata dal singolo Ciao, che con un tono romantico ci saluta per riprendere il discorso iniziato proprio dieci anni fa.
Questa storia, come si diceva sopra, ci ha regalato un altro plot twist: il nuovo disco di Cosmo uscirà il 17 aprile, proprio per il compleanno di L’ultima festa e s’intitolerà La Fonte. Un finale che in realtà suona proprio come un nuovo inizio.



