Intervista a Jungle Julia
Jungle Julia – nome d’arte di Giulia Covitto – è una cantautrice toscana originaria della Maremma. Il suo progetto unisce un’attitudine urban e pop a una ricerca sonora ricercata, portandola fino sullo schermo con X Factor nel 2024.
Il suo percorso discografico d’esordio per Island Records / Universal Music Italia si articola attraverso tre capitoli, le combo di brani Vespro, Lode e Ora Nona, che compongono il suo primo EP.
Ogni uscita è accompagnata da un concept visivo curato da Pippo Moscati, con scatti su pellicola realizzati davanti a chiese dall’architettura simbolica. Vespro rappresenta il momento dell’abbandono e della discesa interiore, Lode segna il risveglio e la soglia sospesa tra sogno e realtà. Ora Nona (pubblicato nel giugno del 2026 e contenente i singoli Todo Modo e Le Formiche), traduce il viaggio in un cammino di domande, interrogandosi sul concetto di radici, appartenenza individuale e sulla natura collettiva dell’essere umano nell’era tecnologica.

Prima di parlare del nuovo singolo, vorrei fare un excursus sul percorso artistico di Jungle Julia. Come inizia tutto questo?
Ci sono due episodi in particolare, e uno di questi mi fa molto ridere: ero al festival di Orbetello, ero molto piccolina e avevo sei anni. Ero andata a vedere Tiziano Ferro e cantavo a squarciagola tutte le canzoni. I miei genitori il giorno dopo mi hanno fatto credere che Tiziano Ferro stava cercando alla televisione una bambina che stava cantando tutte le canzoni a memoria e che la voleva come corista. Io ero tutta gasata e non ci credevo, vuole assolutamente me come corista! L’altro episodio è che, mi trovavo dai miei nonni a tavola, ed ero mascherata con la carta dell’uovo di Pasqua e mi ero messa a cantare con la chitarra finta.
Oltre a questo, che sono state le mie manifestazioni da nanerottola, ho iniziato poi a suonare la chitarra in chiesa, in questi canti religiosi molto singolari dall’atmosfera quasi “spagnoleggiante”, molto singolare, ho iniziato a studiare chitarra e anche il bongo. Poi a dieci anni ho cominciato a scrivere, e questo mi è servito per capire che cosa mi passava per la testa.
Con Vespro hai esplorato l’abbandono e con Lode il risveglio. Adesso, con ORA NONA, parli di “viaggio”. In che modo questo nuovo capitolo rappresenta il momento di una maturazione definitiva in questo percorso narrativo?
Penso che, a differenza di Vespro e Lode, in questo capitolo c’è un’uscita effettiva fuori da me da quello che io vivo personalmente. Questo nasce, anche a livello testuale, su come capire chi sono io mettendomi a confronto con gli altri. Questa cosa mi ha dato un’apertura maggiore rispetto alle altre canzoni: io come vivo la vita, io come sto dentro il mio corpo, ma poi come si rapporta a Giulia con il resto del mondo? La sua identità è solamente quello che vive o quello che vive è solo un insieme delle esperienze delle persone con cui parla, dei libri che legge, della musica che ascolta e dei film che vede? Credo che questa sia la riflessione.

Hai citato riferimenti a Rousseau, De André, Truppi. Come avviene il tuo processo di scrittura? Parti da un’idea filosofica o è sempre la musica a dettare la direzione del testo?
Dipende da canzone a canzone. Ci sono canzoni che nascono da un’idea musicale, o che nascono da un concetto o, diciamo, da un’idea testuale; in questo caso parlando del mio pezzo Le Formiche. Quest’ultima nasce dall’esigenza di cercare delle risposte in quel momento.
In particolare, in quel momento mi sentivo molto cinica, ma allo stesso tempo sentivo che la mia disillusione, come persona che si stava creando nei confronti delle altre persone, era dovuta anche a delle brutte esperienze. Poi tutto questo si sente nella canzone perché è molto parlata ed è piena di concetti, e a quel punto la musica è al servizio del testo.
In Todo Modo invece direi il contrario. In quei giorni stavo ascoltando tantissimo una band che si chiama Hiatus Kaiyote, e sentivo più un trasporto a livello musicale e il testo è cambiato mille volte, cercando anche di capire come certe parole potevano suonare bene. Sono due percorsi direi molto diversi, ma che si contrappongono.
Le copertine dei tuoi brani sono legate a specifiche chiese, scelte per la loro geometria, storia e luce. Perché hai sentito il bisogno di legare la tua musica a una simbologia architettonica così precisa?
Io sono sempre molto interessata in particolare alle chiese, e il rappresentare me di fronte alle chiese. Su questo è stato molto d’aiuto e molto bello lavorare con il fotografo Pippo Moscati che ha una visione della fotografia come se fosse un piccolo quadro e crea delle coerenze geometriche. Abbiamo viaggiato molto e insieme abbiamo studiato come certe chiese potevano lavorare all’interno delle foto. Sono state quasi due settimane di viaggi per cercare queste chiese, però Pippo mi è stato molto d’aiuto.
Tra l’altro, la tua musica ha anche un qualcosa di sacrale, se non spirituale. Come riesci a conciliare queste introspezioni con la necessità di raccontare la complessità del mondo?
Io penso che quello che riguardi la spiritualità, nel mio caso non credere per forza a una religione ma ascoltare la propria coscienza, fare sempre la cosa giusta nel mondo e con le persone, vedere il nostro periodo storico e quello che sta succedendo intorno a noi, è fondamentale. Quindi penso che la spiritualità comunichi delle cose del mondo con una facilità estrema, ed è abbastanza spontaneo per me.

Come ti senti a lavorare lavorare con un’etichetta grande come Island Records?
Mi sento fortunata. La fortuna che ho con Island è che ci siamo capiti. L’etichetta discografica mi lascia molto libera di fare e di sperimentare come voglio io. Alla fine è stata approvata fin da subito fare questo disco con Tommaso Colliva, dei Calibro 35, album che dovrà ancora uscire e dobbiamo decidere bene il periodo. Nel complesso mi sento davvero tanto bene con loro.
Hai avuto maestri d’eccezione come Tosca e il già citato Giovanni Truppi, e il tuo percorso ti ha portata a incrociare artisti come Cristina Donà. Qual è l’insegnamento più prezioso che ti porti dietro?
Diciamo che loro, come appunto Cristina Donà e Truppi, sono veramente degli artigiani musicali e fanno le cose in maniera totalmente fuori dal tempo. Questo me lo porto dietro come se fosse un piccolo porta fortuna.
Quali saranno i tuoi progetti futuri?
Dopo questo singoli sicuramente, verso Settembre/Ottobre, uscirà della nuova musica. Sicuramente non mancherà anche l’uscita del disco e poi tutta una serie di live. Per ora questi sono i progetti ai quali penso di più. Sarà questo il percorso e vedremo dove ci porterà il vento. Personalmente sono molto felice dei miei ascoltatori e di chi mi supporta. La musica come ben sappiamo è sempre una sfida, però sono molto positiva.





