Opens Sound

A cura di

Bernardo Maccari

Immagine di

Nicolò Soffietto


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Nella sinossi di Four To the Dirt, libro-raccolta di fotografie di Mirko Ostuni, pubblicato da Dito Publishing con l’aiuto di Open Sound Festival, l’autore affronta il tema del ruolo – centrale – che le celebrazioni, le feste hanno nell’equilibrio umano:

“Nel corso dei secoli feste e riti collettivi hanno ricoperto un ruolo centrale nella vita delle persone, come veri e propri momenti di liberazione. Da sempre, la gente si è riunita per condividere emozioni, trovare un momento di pausa dagli stenti quotidiani e per sentirsi parte di una comunità. Questi eventi non erano solo occasioni per divertirsi, ma anche modi per lasciare alle spalle lo stress della vita di tutti i giorni. che fosse per celebrare il raccolto, onorare divinità o semplicemente stare insieme, dall’antica Grecia alle feste tradizionali del Sud Italia. Nel mondo moderno, la necessità di questi momenti di collettività non è certo scomparsa, anzi, è diventata ancora più evidente, arrivando a rappresentare una e più generazioni a cavallo del secolo. La vita frenetica e l’alienazione che spesso proviamo vivendo la società ultra-individualista ci spingono a cercare un senso di appartenenza”. 

Difficilmente si potrebbe trovare un punto di partenza migliore di quello per provare a descrivere quella che è l’esperienza di Open Sound, il cui scopo, senza dimenticarlo, supera quello tipico del festival. Dalla festa, alla celebrazione, il cui scopo arriva a sfiorare il divino, a qualcosa di più.

Nato nel 2019 come un costola della programmazione degli eventi di Matera Capitale della Cultura, Open Sound diventa prontamente un progetto indipendente e prende una strada propria e precisa. Tutto gira intorno al concetto di land music e quindi alla riscoperta della tradizione musicale, in questo caso della Basilicata, attraverso un vero e proprio studio musicologico delle sue sonorità tradizionali, le quali si mescolano poi con linguaggi e strumenti del contemporaneo. Ma perché questo studio sia possibile e possibilmente fruttuoso si rende necessaria la creazione di un contesto adatto ad ospitarlo e a stimolarlo, la creazione di un ecosistema favorevole.

Per questo le location del festival non vogliono limitarsi ad essere fisicamente in Basilicata, nel suo territorio, ma cercano di facilitare una connessione con la terra in senso pratico, con le sue rocce e il suo terriccio, come nel caso di Casa Cava, scavata nei sassi, uno spaccato delle interiora della città di Matera. Come è il caso di Miglionico, che di Matera è in provincia, che ne rappresenta in qualche modo i confini più autentici. Per questo il festival è stato spostato dalla sua collocazione classica all’interno del calendario musicale, dalla calda estate regno del turista, al periodo natalizio, durante il quale la terra è abitata più che visitata.

Per questo ogni anno all’interno della programmazione è presente l’act di OSA (Open Sound Academy): “Il progetto identitario di Open Sound: una library di suoni della tradizione registrati in loco, affidata a musicisti, producer e visual artist per la creazione di tracce inedite che vengono poi messe in scena, con la finalità di sperimentare e attualizzare il patrimonio sonoro dei territori”.

La performance di Open Sound Academy si evolve continuamente come un organismo vivente insieme alla terra che abita e insieme agli artisti da cui viene interpretata dal 2019, mettendo in contatto musicisti giovani e con minore esperienza con producer affermati. La performance di quest’anno, OSA  2.5, proseguirà lungo questa tradizione, diventando punto di incontro tra Alioscia Bisceglia, nome storico della musica italiana e fondatore dei Casino Royale, cui verrà affidata la curatela della performance, e Studio Gleba, emanazione del collettivo multidisciplinare lucano Faida.exe, che della performance sono ideatori ed esecutori..

E, in conclusione, non è un caso che quest’anno Open Sound si sia dato come tema From the Echo System: “un invito ad agire nella cultura come dentro un organismo vivo”. Segnale forte a livello di intenzioni e di principi: niente di positivo può esistere da solo, da qualcosa di solo non può nascere niente di positivo. In sostanza: “Il festival si fa organismo collettivo, dove artisti, pubblici, operatori culturali e paesaggi compongono un sistema di energie interconnesse.

Un ecosistema culturale che Open Sound contribuisce a generare, nutrire e far emergere, mettendo in rete pratiche, competenze e visioni. Qui la cultura non è consumo né rappresentazione, ma una trama di scambi e risposte — un corpo in movimento che riflette, amplifica, rigenera.” In occasione dell’edizione di quest’anno con un occhio di riguardo al mediterraneo e alle sue specifiche caratteristiche: terra di mezzo, terra di passaggio, terra di dialogo tra i popoli che lo abitano e tra quelli che lo circondano. 

All’interno di esso il vernissage delle fotografie di Four To The Dirt, citato all’inizio di questo articolo; le performance di musicisti come Kode9, Loefah, Valentina Magaletti, Upsammy; talk e interventi, la proiezione di Una Lunghissima Ombra, l’ultimo progetto audiovisivo di Andrea Laszlo De Simone. Oltre, ovviamente, a tantissima altra musica, sparsa nel corso di due weekend, tra Matera e Miglionico, tra il prima – 19, 20, 21 – e il dopo – 28,29 – Natale.


Per la programmazione completa di OpenSound Festival: https://www.opensoundfestival.eu/ o https://www.instagram.com/opensound_/

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