Passa

A cura di

Bernardo Maccari

Immagine di

Shelly De Luze


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Cosa porta Marvin Horsch, in arte Gianni Brezzo, artista tedesco di Colonia, a LOAD, uno studio di registrazione di Roma, per una live session?

A questa domanda apparentemente banale si potrebbero dare tante risposte diverse, molte delle quali altrettanto banali. Eppure è possibile darne una, molto specifica, forse non banale, e che probabilmente è anche quella giusta: tutto passa.

Che tutto passa è infatti, in primo luogo, qualcosa di cui il musicista sembra profondamente convinto. In secondo luogo, e non a caso, è il titolo di un suo album, uscito nel 2022. In conclusione, è uno dei temi fondamentali di tutta la sua produzione musicale e, inevitabilmente, di quest’intervista.

Come ci spiega lui stesso, tutto – la scelta del nome d’arte, la scelta di esplorare le sue radici – passa dal ritorno della nonna in Sicilia, sua terra d’origine: “Per riscoprire le mie radici italiane ho impiegato molto tempo. Circa dieci anni fa mia nonna, dopo la morte di mio nonno, è tornata in Sicilia. Da quel momento ha iniziato a essere molto più aperta riguardo al suo passato, alle sue esperienze.

Ovviamente la sua vita, la vita di un’immigrata negli anni ’60, non è stata facile. Credo sia per questo che al suo ritorno dopo cinquant’anni in Germania abbia ritrovato la voglia di raccontarmi quelle che, oltre alle sue, sono sostanzialmente le mie origini”. Da un momento di riscoperta, di recupero, origina quindi qualcosa di nuovo, qualcosa di molto grande, così grande da costruirci intorno un progetto musicale. Che poi è esattamente quello che decide di fare: così nasce Gianni Brezzo.

La ragione d’essere della produzione musicale di Gianni è quindi un insieme di cose che, pur essendo parte intima del suo vissuto, possono essere effettivamente assimilate solo attraverso uno scambio. E tutte queste cose, le stesse, una volta rielaborate, devono essere ancora una volta trasmesse, devono poter continuare a muoversi. Devono arrivare ai suoi ascoltatori, anche ad alcuni ascoltatori speciali, come la figlia:

“È importante, fondamentale, che arrivi anche a lei, distante di una generazione in più, le cui influenze sono ancora più varie, questo lato di me da cui ho deciso di lasciarmi ispirare, da cui mi piace prendere spunto nel suonare.” Questo anche perché non c’è solo quella italiana tra le culture che hanno un ruolo nella vita di Marvin, e dunque della figlia: la compagna è di nazionalità bulgara, spesso visitano i parenti di lei in Spagna, di lui in Italia, il tutto mentre vivono a Colonia, in Germania.

È un po’ questo il senso della locuzione che dà il titolo a questo articolo: le sensazioni, gli ambienti, le atmosfere protagoniste della sua musica passano attraverso esperienze di persone cui si rapporta per la sua storia personale, nella vita di tutti i giorni, e attraverso di essa vengono rielaborate.

Gli ultimi anni, e in particolare il 2025, riflettono questo approccio: a marzo esce Sprechiamo!, album in cui si indagano nello specifico le radici culturali dei nonni, come in Tutto Passa. A novembre, il 7 novembre per la precisione, è uscito Soundscapes: vol. 2. Music for Balkans Unicorn, secondo episodio di quella che vuole essere una trilogia sperimentale e senza regole precise.

Se il primo è “un’esplorazione della diaspora italiana da varie angolazioni della mia vita personale”, il secondo è “un progetto nel quale ho voluto fantasticare di un mondo immaginario: una fusione di suoni, culture, ambientazioni non immediatamente compatibili. La colonna sonora dei miei momenti in Italia, Spagna, Bulgaria, ormai così importanti nella mia vita”. In entrambi la conversazione tra l’artista e l’ascoltatore è non verbale: i due album sono interamente strumentali, come tutta la sua produzione precedente ad eccezione di qualche brano. Forse, però, per l’ultima volta, vista l’intenzione di pubblicare un album cantato in lingua italiana nel 2026, uno dei cui brani inediti è stato suonato durante la live session.

Ad accomunare i due lavori è anche il valore del quotidiano, in cui si mescolano il passato e il presente con cui Marvin, nella persona di Gianni Brezzo, fa continuamente i conti. E si potrebbe dire che è proprio nel quotidiano, personale archivio di materiale creativo, principe protagonista dei lavori di Gianni Brezzo, che si creano anche le condizioni per un tour italiano, per un concerto e per una live session a Roma:

“Già dall’uscita di Tutto Passa nel 2022 molti italiani continuavano a chiedermi se avessi in programma di suonare in Italia. Poi, durante un camp organizzato dalla mia etichetta, Jakarta Records, ho incontrato Dario Bassolino e Linda Feki con cui ho suonato, fatto amicizia, a cui ho fatto ascoltare alcuni miei brani. In quel momento mi stavo lasciando incuriosire dall’idea di scrivere in italiano e ho iniziato a provarci, anche se non sono capace, banalmente perché è molto divertente”.

Come si suol dire, da cosa nasce cosa: “Proprio tramite Linda ho fatto altre conoscenze, in particolare Alice e Ruggero (di Jipo Records, ndr), con cui ho iniziato a scrivere in italiano per un periodo e che poi ho deciso di visitare a Firenze”. Dalla visita nascono ancora altre amicizie, altre conoscenze, nasce l’idea di provare a fare una data in Italia. Data che alla fine si è trasformata in un tour, ancora in corso, attraverso cui misurare sé stesso e la sua musica davanti a un pubblico con cui condivide le origini.

Quindi, dopo la prima data al Trentaformiche, a Roma, si presenta l’opportunità, prontamente colta, di una live session a LOAD. Accompagnato dalla sua band italiana, composta da Edoardo Battaglia (batteria), Tommaso Brandini (tastiere), Beatrice Miniaci (flauto), Teddy Fear (basso), Gianni Brezzo suona quattro brani, registrati da Matteo Ruperto in un contesto intimo e personale. Ed insieme ad essa si è presentata l’opportunità, prontamente colta, dell’intervista che avete appena letto.

Tutto passa, quindi: anche in questo caso specifico. Da Marvin, dalle sue origini, dalla sua musica, dal suo tour in Italia, a me, con cui ha parlato di tutti questi argomenti, a voi che state leggendo e che potrete così sviluppare il vostro personalissimo rapporto con la musica di Gianni.

Tutto passa, e non potrebbe essere altrimenti.

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