Intervista al direttivo di Conservatorio APS
La domanda, declinabile in tanti modi diversi, è più rilevante di quanto possa sembrare: se partecipare tende ad essere un’esperienza positiva (per quanto vada sempre più di moda tentare di rovinarla, tra token, pit gold e acqua venduta a peso d’oro) organizzare tende invece ad essere un’esperienza molto stressante. Gratificante in tutti i sensi tranne quello economico, spesso affrontata come contorno rispetto a un lavoro “vero”, spesso senza orari specifici, diritti, che spesso impone di interfacciarsi con comuni, province, enti, sponsor, management e tutta una serie di figure ognuna – giustamente – con le sue pretese, che devono essere tra di loro calibrate secondo un delicatissimo equilibrio.
Nonostante questo di festival musicali, culturali, teatrali continuano a nascerne, e ognuno di essi viene organizzato da qualcuno che, più o meno consapevolmente, questo stress se lo sceglie, lo cerca.
Perché? Un’idea ce la possiamo fare intervistando Bianca e Ilaria Rastrelli, che prima hanno fondato Conversatorio APS e poi deciso di organizzare Spira Festival.
Partiamo dalle basi: come quando e perché avete deciso di fondare Conversatorio APS. C’è stato un evento scatenante specifico da cui è nata questa idea, o si è trattato di un processo lungo?
Da tanti anni c’era nelle nostre teste l’idea di creare uno spazio che fosse una sorta di salotto culturale, un luogo in cui poter esprimere il proprio pensiero e la propria arte liberamente. Quest’idea è rimasta tale per tanto tempo, finché per puro caso non abbiamo deciso di collaborare alla realizzazione del Carnevale del nostro paese, San Mauro a Signa, con la voglia di portare nuovi momenti di intrattenimento e aggregazione. In quell’occasione abbiamo conosciuto persone che condividevano i nostri stessi scopi e abbiamo realizzato che questa nostra piccola idea era in realtà un bisogno grande e ancor più che grande collettivo. Il carnevale è stato il nostro primo evento come gruppo: poco dopo abbiamo avviato il processo per l’apertura di Conversatorio aps, nata ufficialmente l’estate 2025.
Con Conversatorio nasce Spira festival. O almeno, così pare: l’idea del festival nasce insieme a quella di fondare conversatorio? O è una conseguenza successiva?
Il primo festival è stata un’avventura bella intensa, frutto immediato della nascita di Conversatorio. La nostra richiesta iniziale era stata quella di poter organizzare un evento di mezza giornata e siamo usciti dalla prima riunione con in mano un evento di due giorni interi. Per quanto sia stata un’esperienza travolgente in tutti i sensi, ci siamo subito resi conto che stavamo iniziando a mettere su qualcosa di bello, che qualcosa di bello stava nascendo.
Spira, la seconda edizione del Festival, abbraccia gli stessi ideali, principi e intenti della nostra organizzazione, concentrandosi quest’anno del tema dell’appartenenza alla propria comunità, con la curiosità e la volontà di far conoscere e far crescere il nuovo, soprattutto del nostro e nel nostro territorio, che è quello della città metropolitana di Firenze.
Parliamo adesso di obiettivi futuri: siamo alla seconda edizione del festival. Avete altro in programma?
Vogliamo creare degli spazi che permettano alle persone di sentirsi libere di esprimersi ed esprimere la propria arte e persona, cercando il più possibile di creare un ambiente libero, di supporto, di convivialità. Questi obiettivi per noi sono fondamentali, la nostra associazione si basa su di essi, che sono spiegati nel nostro manifesto. Oltre ad un altra grandiosa edizione del festival, stiamo pensando di sviluppare la nostra attività lungo tutto l’anno, con degli incontri più cadenzati e continuativi, magari organizzando anche corsi e ritrovi, seguendo la via che abbiamo tracciato nell’ultimo periodo, cercando di entrare in contatto ancora più da vicino con la comunità e gli artisti.
Per chiudere riprendiamo il tema iniziale: aiutateci a capire cosa si prova, organizzando un festival, e perché ne valga la pena, descrivendo (almeno) una cosa bella e una cosa brutta di questa esperienza.
Tante cose bellissime e alcune brutte brutte.
Le cose brutte, problematiche, sono quelle classiche: le amministrazioni sono reticenti al cambiamento a tal punto che arrivano ad organizzare un bel matrimonio nel mezzo del festival. Tra le realtà fiorentine non c’è coordinazione, e gli eventi finiscono per essere organizzati tutti nello stesso weekend, sovrapponendosi (e stiamo lavorando a una soluzione da proporre da questo punto di vista).
Di bello c’è che la nostra è una realtà che si muove principalmente in provincia, e crediamo che organizzare una manifestazione del genere in un contesto un po’ più periferico regali delle soddisfazioni particolari. Riuscire a smuovere un gruppo così ampio di persone, spesso giovani, per un’esperienza nuova e diversa è stato, e sarà sempre, emozionante e appagante per tutti. Probabilmente la principale gratificazione che otteniamo dal nostro lavoro.




