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Alessandro Balbo

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Alessandro Balbo

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“Se vado in Cina passi a trovarmi?”. Passare a trovarlo. Come se si trattasse di saltare su un regionale Jazz per una capatina nell’Alto Monferrato. Il mio amico Marco, vecchio compagno di scuola oggi ricercatore chimico all’Istituto Italiano di Tecnologia, me la butta lì in un’afosa mattina di luglio. Da tempo è nell’aria un suo trasferimento di qualche mese alla Zhejiang University of Technology di Hangzhou: non è ancora sicuro di accettare, ma intanto sonda il terreno. E con me il terreno è fertile. “E come cazzo faccio?” gli rispondo, fingendo un’indecisione subito vanificata dal messaggio successivo: “Cioè…sì”.

Di lì a pochi mesi io, precario giornalista piemontese in bilico tra santi e falsi dèi in quel di Roma tra collaborazioni con l’Ansa e sostituzioni al TgLa7, sarò sul primo volo intercontinentale serio della mia vita, per un tour de force di dieci giorni condito da un paio di scali lunghi in solitaria. Il portafoglio ringrazia. In effetti, leggeri si viaggia meglio.

In questa serie, la cui idea è nata solo dopo il viaggio e assolutamente per caso – come accade per tutte le cose più belle -, proverò a trasmettere alcuni dei frammenti più vividi di quell’esperienza, tentando di aprire una finestra su un mondo ancora estraneo, altro, governato da logiche parallele e complementari rispetto a quelle più familiari dell’emisfero occidentale. 

Lungi dal pretendere l’esaustività o arrogarmi il titolo di esperto, mi metto al servizio di chi legge per evitare che, citando una battuta già fin troppo abusata, tutti quei momenti vadano “perduti, come lacrime nella pioggia”. E cerco di imparare a mia volta qualcosa in più su quel “Regno di Mezzo” connesso indissolubilmente al nostro Paese sin dal 1200, quando un giovane mercante veneziano – Marco Polo – portò in Europa una nuova consapevolezza sugli orizzonti del proprio sguardo. 

All’epoca, la rotta verso l’Asia era aperta. Intrepidi commercianti, visionari religiosi e sognanti viaggiatori potevano approfittare dell’efficientissimo sistema di comunicazioni terrestri messo in piedi da quello tsunami della Storia chiamato Gengis Khan. Dal Medio Oriente alla Cina, dalla Persia alla Russia fino alle porte del Vecchio Continente, gran parte del territorio eurasiatico era sotto il controllo dei suoi successori, in quella che sarebbe stata poi definita come “Pax Mongolica”.

Oggi, gli aerei trasportano il corpo sopra le frontiere, ben lontane da qualsiasi forma di pace. Speriamo, con queste poche parole, di riuscire a trasportare anche l’anima.

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