Cime Tempestose

A cura di

Luna Maiore

Immagini di

Cime Tempestose (2026), Emerald Fennell – Warner Bros. Pictures, MRC, Lie Still, LuckyChap Entertainment


☝🏻 Condividi se ti è piaciuto!

Cosa succede quando il romanticismo inglese incontra la regia femminile nel 2026? Mi sono ritrovata a parlare di Cime Tempestose con chiunque, ancora prima di andare a vederlo in sala e adesso che l’ho visto mi sembra giusto buttare giù alcune puntualizzazioni, perlopiù in contraddizione con le critiche lette ovunque su questo adattamento cinematografico.

Avevo forse sedici anni quando ho letto per la prima volta il romanzo della Brontë che, insieme a Orgoglio e Pregiudizio (Jane Austen), hanno contribuito a produrre il mio immaginario distorto dell’amore romantico: parametro con cui mi sono approcciata rovinosamente a tutte le mie relazioni affettive da lì in avanti. Entrambi i romanzi dichiarano una totale incomunicabilità dei personaggi, che rimuginano e congetturano sui sentimenti dell’altrə senza mai chiederne o parlarne apertamente, creando un circolo vizioso di fraintendimenti e aspettative non soddisfatte. Inutile dire che il setting della campagna inglese e tutta quella sexual tension inespressa li hanno resi probabilmente tra i miei romanzi preferiti di sempre.

Jacob Elordi in una still del film

Fennel ha deciso di stravolgere coscientemente la pudicizia di questi “primi amori” ottocenteschi e darci finalmente ciò che tuttə volevamo vedere: Jacob Elordi senza camicia e bagnato dalle costanti intemperie delle brughiere dello Yorkshire.

La regista compie a mio avviso un’operazione diametralmente opposta alle tendenze sessiste del cinema hollywoodiano degli ultimi vent’anni: se con una regia maschile ci

saremmo aspettatə di vedere la superstar Margot Robbie in topless entro la prima mezz’ora del film, ci viene invece dato in pasto finalmente un corpo maschile con l’intento preciso di farcelo ammirare.

Pieter Janssens Elinga, 1623 – 1682, Lady with string of pearls

Il personaggio di Catherine rimane invece iconicamente vestita dai costumi di Jacqueline Durran sovvertendo intimamente uno sguardo maschile (male gaze) fin troppo presente nell’industria cinematografica. Visibile un’attenzione molto precisa sui personaggi femminili: accompagnati da movimenti di macchina molto intimi, ravvicinati e inquadrature composte come quadri. Numerosi in generale i riferimenti pittorici – dalla scena del funerale in cui Nelly si trasforma improvvisamente ne La Promenade di Monet (1875) agli interni che sembrano scene della tradizione pittorica olandese.

Il film, criticato soprattutto per le “inesattezze storiche” che riguardano scene e costumi, mostra invece una particolare attenzione simbolica per tutte le scelte stilistiche e costruttive. Il rosso come palette predominante in quasi tutte le stanze, ma anche su cieli e fondali plastici, a rimarcare costantemente la passione impossibile dei due protagonisti.

Stanze tattili e un’intera mansion che, reagendo agli stati d’animo dei personaggi, sembra mostrare un’agency propria. Tutto questo viene raccontato nel dietro le quinte con la scenografa Suzie Davies filmato da Architectural Digest, diffusissimo ormai sul web.

Se l’utilizzo dei grandangolo e la creazione di mondi iper costruiti e scenografici potrebbe farci paragonare questo lavoro a un Poor Things (2023), la caratterizzazione dei personaggi femminili risulta completamente opposta, tanto che Emma Stone si configura film dopo film (pensiamo anche a La Favorita del 2018) come attrice-feticcio di Lanthimos. Costantemente esposta allo sguardo del pubblico, il regista la ripropone in ogni sua interpretazione con un male gaze piuttosto evidente basato su nudità, sofferenza e infantilizzazione.

Uno degli interni nel film

Nonostante la stessa Fennel ci avesse preparato a una trasposizione volutamente non fedele del libro, il suo adattamento mantiene i temi secondo me fondanti del romanzo: gli amori impossibilitati dalla mancanza di dialogo, la tensione narrativa altalenante che rispecchia quella tra i due protagonisti e la certezza di un’eredità sentimentale ancora estremamente presente nelle nostre relazioni fatta di aspettative, pregiudizi e costrutti sociali difficilmente decostruibili. Il film non manca certo di mettere in scena il disagio relazionale, ma lo fa concedendoci dei momenti di respiro fondamentali per alleggerire la tortura emotiva in cui ci piace crogiolarci.

Insomma se la letteratura del romanticismo inglese ci ha insegnato ad amare male, Fennel ci ha restituito una realtà spicy e sovversiva in cui possiamo mettere da parte per due ore rimuginii e loop mentali sui malesseri relazionali, regalandoci invece uno spaccato splendidamente erotico che non avremmo mai potuto leggere in questi romanzi.

Lascia un commento

Torna in alto