Ipnocrazia

A cura di

Francesca di Donato

Immagine di

Nicolò Soffietto


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Nel 2023, il filosofo Hiroshi Tanaka in un saggio intitolato Lo stato crepuscolare digitale, descrive un curioso esperimento berlinese che mira a indurre illusioni collettive via app. Un anno dopo, Jianwei Xun, anche lui filosofo e teorico dei media, imbattutosi nel caso, decide di rielaborarlo, ampliandolo in quello che sarà Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà. 

Il testo contiene un’analisi spietata della contemporaneità, dove la percezione non è più una questione personale, ma un bene economico. Ipnocrazia è il regime che domina la nostra epoca, in grado di manipolare la percezione attraverso la tecnologia e il ritmo dei media. Frasi brevi, ma intrinsecamente potenti, descrivono l’Ipnocrazia come un regime che non controlla corpi reprime i pensieri, perché la nuova realtà è sottoposta a uno stato di trance continuo. Schermi brillanti cullano le nostre menti dolcemente addormentate, attraverso giorni ed esperienze. La dopamina è ovunque nel sistema e i nostri sensi lo percepiscono costantemente. La realtà si sbriciola in tante realtà co-esistenti. 

Esemplari in questo scenario onirico, Donald Trump e Elon Musk. Laddove il primo ritmicamente ripete parole fino a consumarne il significato, il secondo è in grado di sedurre attraverso utopie irrealizzabili. Il filo rosso che li lega è un fascino ipnotico che colonizza silenziosamente le masse. I desideri si creano e ri-creano a ritmo febbrile, colonna sonora di un’umanità insaziabile. Social, feed e pubblicità si basano sulla personalizzazione dell’utente, creando un mondo soggettivo che sembra piegarsi al nostro controllo e consumo. Tuttavia, “il potere non è più visibile”, scrive Xun, “è un velo che ci fa credere di scegliere, mentre sceglie per noi”.

Una panoramica accurata di un mondo in cui il significato lascia il posto al ritmo e “il flusso ha cancellato ogni possibilità di evasione”. Come riporta lo stesso Andrea Colamedici, fondatore della scuola filosofica della casa editrice Tlon, che ne ha curato la traduzione italiana e l’introduzione, in cui racconta il primo contatto con un testo raro, che non solo descrive il presente, ma è in grado di mostrarne il funzionamento. Manipolazione dell’informazione e sorveglianza digitale non sono una novità, così come il tramonto della verità oggettiva, ma l’oggi richiede molto di più, come l’abilità di individuare e muoversi tra sistemi di realtà diverse. Il libro ben lontano dall’essere solo una riflessione tecno-pessimista ne rappresenta un esempio pratico. 

Incantati dall’Ipnocrazia

Nell’aprile 2025, dopo tre mesi dalla sua pubblicazione, la prima dimostrazione sulla falsità del mondo percepito: Xun non esiste, Tanaka è un mito, il libro è un gioco. Un gioco perverso e brillante, il cui vero artefice è un flusso collaborativo, in cui Colamedici e un collettivo di scrittori e prompt engineer dialogano con modelli linguistici, fornendo input filosofici – da Foucault a Baudrillard – per generare bozze. L’IA non scrive da sola: funge da specchio distorto, proponendo varianti che gli umani editano attraverso ironia e rigore. 

La rivelazione coincide con l’edizione francese (Hypnocratie), che include una postfazione esplicativa. Gli editori erano al corrente, ma il pubblico doveva cogliere indizi sparsi, come il capitolo sull’“esperimento di Berlino”, per decifrarne l’illusione.

Tuttavia, se gli autori sono fittizi, il contenuto è del tutto reale. Il libro si articola in sette capitoli, un omaggio capovolto alla Repubblica di Platone: non la caverna delle ombre, bensì il feed infinito. Dalle riflessioni sulla post-verità, dove le fake news ridefiniscono il vero, si passa all’analisi dell’economia dell’anticipazione di Musk, che ha reso Tesla, non un’auto, ma una promessa di immortalità elettrica, l’assicurazione del piacere nel futuro. Trump, di cui Xun analizza i comizi del 2016, descrivendoli come performance teatrali, progettate per hackerare il cervello collettivo, è un maestro dell’ipnosi politica. I suoi tweet non informano, ma creano loop di indignazione, trasformando la rabbia in un afrodisiaco sociale che tiene incollati agli schermi. L’Ipnocrazia trumpiana non reprime, seduce: ogni post su X è un amo che cattura l’attenzione, rendendo i follower complici di un sogno collettivo dove il leader è al tempo stesso burattinaio e burattino, in un gioco infinito di specchi digitali.

Quando l’Ipnocrazia si fa carne 

Creatori e al contempo risolutori di problemi, le personalità politiche del momento sono rafforzate dalle contraddizioni che dovrebbero minarle, leggono critiche rivendendole come conferme, creando una prospettiva claustrofobica in cui basta una certa parte della massa per averne il totale. Così, meme filosofico o inganno liberatorio che sia, il caso Ipnocrazia, irrompe prepotentemente in uno scenario governato da populismi digitali. 

Il fenomeno non si limita a leader globali, ma si manifesta anche in contesti locali, come in Italia. Il caso attualissimo delle manipolazioni dell’informazione a seguito degli scioperi generali pro-Palestina del 3 ottobre, convocati da CGIL e USB per la Global Sumud Flotilla, con cortei oceanici che hanno attraversato la Penisola. Mentre centinaia di migliaia marciavano pacificamente, denunce di “scontri orchestrati” e bufale su “fondamentalisti in piazza” hanno inquinato il dibattito, trasformando la solidarietà in sospetto. È l’Ipnocrazia all’italiana: non solo algoritmi mondiali, ma un velo locale che ci fa dubitare di ciò che vediamo con i nostri stessi occhi. Accanto ai video falsificati di navi arrivate a Gaza, come quello smentito dal fact-checking di Open, troll che amplificano narrazioni pro-Israele per screditare i manifestanti, e chatbot IA che rigurgitano, su temi caldi come questi, fake news nel 35% dei casi

Immersi in un limbo dove realtà e simulacro si fondono, viviamo in un sogno lucido e controllato. Ipnocrazia, attraversando il confine tra teoria e prassi, mostra e racconta l’allucinazione collettiva che abitiamo. Tuttavia, il presente non va solo criticato, ma affrontato con una nuova sensibilità percettiva che permetta di vincere la balia del flusso. Un atto concreto di resistenza, in un’era che assorbe ogni tentativo di divergere. 

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