Colori

A cura di

Andrea Govoni

Immagini di

Andrea Govoni

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Come ogni anno è arrivato il momento tanto atteso: la scoperta del Pantone annuale. 

La scelta del pantone Cloud Dancer ha diviso il mondo a metà.  L’azienda statunitense ha giustificato la sua scelta, dando questa spiegazione:

“In un mondo in cui il colore è diventato sinonimo di espressione personale, questa è una tonalità in grado di adattarsi, armonizzarsi e creare contrasto, portando una sensazione di leggerezza ariosa a tutte le applicazioni di prodotto e a tutti gli ambienti, sia come elemento a sé stante che in abbinamento ad altre tonalità”.

Pantone  ha motivato la scelta del bianco in funzione di  un reset, di una ripartenza da zero, dopo colori saturi e vivaci. Ma se ci fosse di più? 

Perché dover scegliere un colore per la sua capacità di adattamento e non per il suo carattere e la sua capacità di stupire? 

Un’anticipazione di questo fatto avviene nel 2021, quando i Pantoni annuali per la prima volta sono due e non solo uno, come di consuetudine.

Il pantone Illuminanting, un giallo vibrante e acceso viene accostato ad un grigio, definito Ultimate Gray. Questo avvenimento potrebbe essere letto come un monito del fatto che anche i creatori di un linguaggio universale del colore erano indecisi sulla strada da percorrere. Non sicuri  anch’essi se percorrere la tortuosa strada contraddistinta dall’azzardo o quella più appagante e sicura della neutralità.

In questa occasione, a differenza della situazione odierna, l’executive director del Pantone Color InstituteLeatrice Eiseman giustifica la sua scelta affermando che “Il mix tra un Ultimate Gray stabile nel tempo e il giallo vibrante Illuminating esprime un messaggio di positività supportato da grande fortezza. Concreta e salda, ma allo stesso tempo calorosa e ottimistica, questa combinazione di colori ci trasmette un senso di resilienza e speranza. Abbiamo bisogno di sentirci incoraggiati e risollevati; è un qualcosa di essenziale per la mente umana.”

Nel 2021 era stata, dunque, sottolineata un’idea di cooperazione fra i due colori. Il giallo doveva ravvivare il grigio. La dicotomica cooperazione dei due colori doveva trasmettere l’idea che cose estremamente differenti potessero fortificarsi, ottenendo così la fuga dalle proprie zone d’azione e di comfort. 

Nel 2021 passava un messaggio di individualità, di fortificazione. Oggi, con  il Cloud Dancer passa, invece, un messaggio di adattamento. 

E se la scelta più sbagliata fosse la scelta più giusta per riflettere la condizione creativa odierna?

Le nostre città, stanno cambiando. L’illuminazione delle strade sta diventando sempre più contraddistinta da tonalità fredde e bianche. Le storiche costruzioni che componevano le nostre strade e le nostre città di colori caldi e avvolgenti, stanno pian piano diventando freddi blocchi monolitici in cui tonalità di grigio si alternano per caratterizzarne le componenti architettoniche. 

Dove sono finite le nostre abitazioni colorate? Pensiamo a come sarebbero Portobello Road, il Canale Nyavn o l’isola di Burano senza i loro colori. Indubbiamente perderebbero l’anima e il loro romanticismo, eliminando completamente il loro potere attrattivo.

Le nostre case sono cambiate. 

Un tempo, non troppo lontano, ogni stanza era caratterizzata da un colore. Ora troppo stanchi e demoralizzati ci adattiamo a quello che ci viene consegnato. Le case sono date bianche e noi ci adattiamo a quel bianco, senza nessuna voglia di metterci la nostra immagine o voler personalizzare il nostro spazio domestico. 

I bagni, che un tempo erano caratterizzati da piastrelle dal piccolo formato di colori vivaci, sono stati spazzati via da rivestimenti di colori neutri che vanno a replicare l’effetto di un materiale naturale o artigianale.

Un tempo le case venivano costruite dai proprietari, che favorivano una loro personalizzazione; oggi, invece, sono costruite da imprenditori.

L’unico obiettivo è, puramente, la vendita nel minor tempo possibile, dovendo “conquistare” la maggior parte di persone che si trovano davanti ai nuovi manufatti senza carattere e senza anima. 

Ci stiamo abituando ad abitare nell’anonimato del bianco, senza nemmeno accorgercene. 

Le automobili azzurre o verdi sono state sostituite da automobili di colori basici. Sicuramente le dinamiche della produzione di massa non hanno aiutato in questo processo di decolorazione globale. 

Molto spesso il grigiore o la neutralità sono sinonimo di produttività, mentre il colore è riconducibile all’idea di individualità e di originalità. Dovendo aumentare la produzione a livello di diversità di modelli, bisogna unificare i colori a pochi che piacciano al maggior numero di persone, così da poter creare più modelli diversi, ma di una gamma inferiore di colori. 

Oggi i prodotti si distinguono e si differenziano per forma, non per cromia.

Il colore bianco è da sempre il colore della purezza, neutrale, quello della resa dei conti. La scelta del bianco potrebbe essere la conseguenza dell’omologazione, del perenne stato del non prendere una posizione, del non poter azzardare, della paura di distinzione, della costante omologazione data anche dall’influenza e dal condizionamento di stereotipi fabbricati, impacchettati, pronti per essere replicati infinitamente. 

Perché abbiamo paura di azzardare? 

La crisi della costruzione di un pensiero personale dilaga: troppo difficile costruirsi un pensiero proprio, è più facile seguire le mode del momento, replicare quello che siamo abituati a vedere. 

La replica e l’omologazione sono uno scudo sociale, ci permette di non essere giudicati, di non dover affrontare un dibattito per difendere le nostre idee e le nostre scelte individuali incondizionate. 

I social ci stanno togliendo la voglia di avere idee tutte nostre: è più facile la replica, rispetto alla scoperta.

Nell’epoca dei trend dilaganti e ingiustificati è troppo difficile difendere il colore a discapito del bianco. 

Anche la moda sta mutando, il new minimal sta avanzando a discapito delle collezioni chiassose, sgargianti, rivoluzionarie e creative. 

I tartan di Vivienne Westwood sono stati sostituiti dalle linee pulite e minimali di The Row. Affievolendo le urla dell’espressione si ha un soffocamento della voce, dato dal continuo bombardamento di trend che la società ci “impone” di seguire. 

La velocità ci priva del tempo di riflessione e di digestione naturale per capire ed analizzare, facendo sì che il nostro spirito critico si smorzi, stanco di pensare, troppo impegnato a seguire il flusso delle tendenze in atto. In questo modo la scelta più facile è sicuramente e inevitabilmente quella dell’adattamento, non quella dell’espressione personale. 

La saturazione estetica sta avendo la meglio sull’espressione, la semplicità diventa un rifugio.

La moda, il design e tutte le arti visive sono sempre state sinonimo di affermazione ed espressione, ma soprattutto lo specchio di una società in continuo mutamento. 

Ad oggi le parole relax e lentezza dominano le conversazioni e gli studi. 

Ma questo vuol dire che il relax mentale sta diventando voglia di non esprimersi? 

Le nostre città, le nostre macchine, noi stessi siamo sempre meno colorati. Il colore è azzardo, affermazione. Il bianco è neutralità. 

Bandiera bianca.

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