Scénarios et les cinq cahiers de Scénario de Jean-Luc Godard. La mostra de Lo schermo dell’arte a Palazzo Strozzi
Era l’inizio del 2019 quando Jean-Luc Godard, alla soglia dei novant’anni, intraprese un progetto che, a suo dire, sarebbe stato l’ultimo e che intitolò, con un certo gusto per la provocazione, Scénario.
Già in Le Livre d’image (2018), lungometraggio premiato con la Palme d’or d’honneur a Cannes, il regista aveva portato al centro della propria ricerca la possibilità di pensare attraverso l’accostamento e la rielaborazione di materiali eterogenei, riflettendo sulla storia del cinema e sulle contraddizioni del mondo contemporaneo.
La dimensione visiva e compositiva del film era poi stata esplorata anche in ambito espositivo in occasione di diverse mostre, tra cui Sentiments, Signes, Passions, a cura di Fabrice Aragno e presentata nel 2022 all’Haus der Kulturen der Welt (HKW) di Berlino, in collaborazione con la Berlinale.
Per Godard la sceneggiatura (scénario in francese) era quell’ingombrante oggetto a proposito del quale aveva dichiarato già nel 1978 in un’intervista che sarà inclusa nella mostra:
«Io non faccio ciò che viene chiamato “sceneggiature”, ovvero il film scritto in anticipo affinché coloro che mettono i soldi possano immaginarsi il film in base a come è stato scritto. Perciò, non ho mai saputo… Non è nemmeno che non voglia farlo, è che non so come si faccia. E se anche ne fossi capace, non credo che poi vorrei realizzare un film a partire da essa».
Film di carta
Di questo progetto restano cinque taccuini realizzati tra maggio 2019 e ottobre 2021: ciascuno rielabora il precedente, aggiungendo ed eliminando elementi da un corpus principale articolato in sei parti.
Godard lavora su quaderni con matite, pennelli, colori acrilici, pennarelli, immagini ritagliate e fotocopiate: incolla, dipinge, cancella e assembla, pagina dopo pagina, in una sedimentazione del pensiero che a un certo punto si arresta. Quando il lavoro è maturato nella sua mente, passa a un altro taccuino. Così, fotografie, immagini, pittura, disegni e testi citati o inventati convivono con ripensamenti e cancellature. I taccuini non sono dunque semplici strumenti preparatori. Sono oggetti compiuti, che oscillano tra la cura della finitura e un carattere necessariamente transitorio, perché fissano un momento del processo creativo.
Liberati dal dispositivo tecnico del cinema, questa sorta di film di carta vengono assemblati attraverso spostamenti, ripetizioni e ripensamenti, come un controcanto ai temi che attraversano tutta la sua opera. Davanti alla morte imminente e alla fragilità che avanza, si tratta di continuare a “pensare con le mani”, che per Denis de Rougemont, scrittore, filosofo e saggista svizzero citato da Godard nell’opera Le Livre d’image (2018), è la vera condizione dell’uomo.



Scénarios et les cinq cahiers de Scénario de Jean-Luc Godard: la mostra dello Schermo dell’arte a Palazzo Strozzi
Questi cinque taccuini verranno esposti in Italia per la prima volta dall’11 al 15 novembre 2026 alla Strozzina di Palazzo Strozzi, a Firenze, nell’ambito della XIX edizione dello Schermo dell’arte. La mostra Scénarios et les cinq cahiers de Scénario de Jean-Luc Godard, realizzata in collaborazione con la Fondazione Palazzo Strozzi, presenterà anche gli ultimi due film di Godard che furono mostrati nella sezione Cannes Classics del Festival di Cannes nel 2024: Scénarios ed Exposé du film annonce du film “Scénario”.
Le ultime immagini di Jean-Luc Godard
Nei due anni precedenti la morte volontaria avvenuta il 13 settembre 2022, Jean-Luc Godard aveva lavorato al lungometraggio Scénario. Nell’ottobre del 2021 ne aveva illustrato le idee ai suoi assistenti, Jean-Paul Battaggia e Fabrice Aragno, in una lunga sequenza che diventerà il film Exposé du film annonce du film “Scénario”.
Nei giorni che precedettero la sua scomparsa, Godard rimescolò le carte. Il lungometraggio immaginato lasciò il posto a un film breve in due parti, Scénarios, di cui impartì istruzioni di montaggio molto precise e che completò alla vigilia della morte. Il plurale del titolo segna la distanza dal progetto originario: non la realizzazione di Scénario, ma un’altra forma nata dallo stesso materiale.
Scénarios (Francia, Giappone, 2024, 18′) fu completato il giorno prima della morte del regista. Nato dalla trasformazione di un progetto più ampio, il film assume la forma di un congedo in cui la fine del lavoro coincide con quella della vita. Tra appunti e immagini, ne emerge un autoritratto cinematografico che esplora la vita, la morte e la memoria.
Non è il compimento del lungometraggio che Godard aveva immaginato, ma un’opera autonoma, la cui forma essenziale e frammentaria restituisce il carattere aperto del suo pensiero. Il film si chiude con le ultime immagini di Godard seduto sul letto, a torso nudo, con i segni del tempo impressi sul corpo. Mentre trascrive un apologo di Jean-Paul Sartre, la riflessione sulla vita e sulla morte si intreccia con quella sulla memoria, affidando alle immagini il compito di trattenere ciò che inevitabilmente scompare.
In Exposé du film annonce du film “Scénario” (Francia, Giappone, 2024, 36’), un unico piano sequenza restituisce la drammaturgia di un’opera destinata a restare soltanto immaginata. Attraverso parole, gesti e indicazioni compositive, Godard delinea progressivamente la struttura del film che avrebbe voluto realizzare, rendendo visibile il proprio processo creativo. Più che documentare un progetto irrealizzato, l’opera si configura così come un film autonomo, sospeso tra l’elaborazione di un’idea e la sua traduzione in immagini.
Come ha raccontato Mitra Farahani, produttrice di entrambi i film e figura centrale nella realizzazione degli ultimi progetti di Jean-Luc Godard, il regista non era più certo di poter portare a termine il lungometraggio Scénario. Eppure, la lucidità e la precisione con cui descrisse ai suoi collaboratori ciò che sarebbe servito per realizzarlo, comprese le decisioni da prendere durante il processo, testimoniano la straordinaria consapevolezza con cui egli continuava a interrogarsi sulla costruzione del film.



L’incontro con Firenze
Mitra Farahani è amica di lunga data dello Schermo dell’arte. Qui ha presentato in passato Fifi Howls From Happiness (2013) e A vendredi, Robinson (2022). È grazie a questo rapporto, costruito negli anni che i taccuini e i due film, entrambi prodotti da Écran noir productions, arrivano oggi a Firenze.
I cinque taccuini sono stati recentemente pubblicati in un prezioso cofanetto da Le Livre d’Images Éditions ed Edition RVB in un cofanetto accompagnato da un volume con traduzioni inglesi di Michael Witt e testi di Dominique Païni, Nicole Brenez e Jean-Paul Battaggia.
La mostra inaugura mercoledì 11 novembre alle 18:00 e resta aperta fino a domenica 15 novembre, con orario 10:00-20:00; giovedì 12 dalle 10:00 alle 23:00. L’ingresso è libero.
In occasione della mostra, venerdì 13 novembre alle 15:00 presso la NYU Florence, Philippe-Alain Michaud, direttore del dipartimento di cinema sperimentale del Centre Pompidou, dialogherà con Rossella Catanese, docente NYU Florence, sul tema Film di carta. Il processo creativo di Jean-Luc Godard tra cinema e arte – Prenotazione obbligatoria tramite mail a: lapietra.events@nyu.edu
Un’occasione per vedere da vicino, per la prima volta in Italia, gli ultimi taccuini di Godard e per attraversare, con i due film, il suo congedo dal cinema.





