
Musica
Riverso tra provincia e rivoluzione artistica
“Mi sento sbagliato” e la rinascita della canzone d’autore
Raccontare l’alienazione attraverso la canzone d’autore. Nelle sale di Palazzo Muglioni, Riverso ha presentato in anteprima il nuovo brano Mi sento sbagliato, disponibile sulle piattaforme digitali dal 10 aprile, anticipando un album ancora senza data.
L’artista, al secolo Lodovico Rossi, 45 anni, è un musicista di lungo corso che, da anni, cerca di dare forma alla sua personale visione della vita attraverso le note e le parole. Prima con i Mulholland Drive, poi con l’alter ego Riverso, Lodovico mette in musica atmosfere fantascientifiche e immagini del quotidiano, in un connubio dove cantautorato ed elettronica coesistono e si scambiano a vicenda il testimone di una poetica non comune.




Dal rock dei Mulholland Drive al cantautorato sperimentale
Prima del progetto Riverso, Rossi ha girato l’Italia con la band Mulholland Drive, esperienza che gli ha permesso di confrontarsi con la scena underground dal vivo, ma che oggi gli permette di menzionare la grave crisi di club e locali da concerti: “Tra il 2013 e il 2016 ho suonato in tutta Italia. La scena underground era viva, poi è arrivato il Covid che ci ha alienato completamente dal contesto dei live. In quel periodo molti artisti hanno scritto molto, ma la parte dei concerti ci ha rimesso. Ciò ha fatto sì che ci allontanassimo dalla musica di contatto, quella “vera”, racconta al settimanale VeneziePost.
Con Riverso, Rossi cerca di ricreare quell’intimità perduta, trasformando i piccoli concerti in momenti di scambio culturale: “Fortunatamente ci sono realtà che stanno sperimentando soluzioni nuove. Io vivo in Valtiberina, dove non c’è più un locale live attivo in un bacino di quasi 100mila persone. La nuova frontiera è rappresentata da ragazzi giovani che si inventano format con situazioni minimal. Magari in futuro i locali avranno bisogno di loro.” aggiunge.
Un esempio concreto è l’associazione culturale Effetto K, che ha portato Riverso a suonare tra le sale di Palazzo Muglioni, storico edificio rinascimentale del centro storico di Sansepolcro. Qui il cantautore ha riproposto vecchi brani del proprio repertorio, tra cui Lebalene, tratto dal precedente album Non so nulla degli dèi, e omaggi a musicisti come Paolo Benvegnù, insieme all’attesissima anteprima del nuovo singolo.
La città d’acciaio: metropoli simbolica e immaginario poetico
Una svolta nella poetica di Riverso è avvenuta con il singolo La città d’acciaio, pubblicato ad autunno 2025. In questo brano, Lodovico Rossi immagina una metropoli simbolica, ispirata alla saga di Dune di Frank Herbert, capace di rappresentare le contraddizioni del mondo contemporaneo, dove l’essere umano appare “freddo come l’acciaio”, intrappolato nell’ingranaggio incessante di tecnologia e isolamento, ma pur sempre capace di ritrovare contatto e autenticità.
La città non è un luogo geografico preciso, ma una metafora urbana e interiore: dalle megalopoli globali ai piccoli centri di provincia, il paesaggio sonoro e testuale di Riverso riflette sull’alienazione esistenziale e sulla possibilità di una riscossa emotiva. Il brano unisce sonorità elettroniche contemporanee a scrittura evocativa e cinematiche introspezioni, delineando un immaginario urbano sospeso tra denuncia e speranza.
Questo singolo rappresenta il ponte ideale verso Mi sento sbagliato: se La città d’acciaio raccontava l’alienazione collettiva, la nuova canzone esplora la percezione individuale dell’imperfezione, continuando la riflessione di Riverso sull’uomo contemporaneo.
Una canzone sull’imperfezione
Il titolo del nuovo brano sembra proseguire il filo poetico tracciato da La città d’acciaio. Presentato in versione spoglia di voce e chitarra elettrica, restituisce una dimensione teatrale dell’ascolto, quasi un laboratorio di poesia sonora. Il 27 marzo è uscita la cover ufficiale del singolo.

“Mi sento sbagliato è una condizione mia – spiega Rossi –, una provocazione che mi sono fatto quando sono ritornato in un posto dopo tanto tempo, ovvero dove sei nato e cresciuto, e sono cambiate tante cose. Le persone, le cose che abbiamo intorno, dalle case… nel testo parlo anche dei tetti. In questo pezzo, racconto di un giorno in cui parto la mattina e arrivo fino alla sera e parlo delle abitudini che vedo quotidianamente, delle cose che sono cambiate. Proprio per questo motivo la domanda che mi faccio è: ‘Ma io mi sento sbagliato?’, o ancora: ‘È cambiato talmente tanto questo posto, che sento qualcosa qui dentro che non va oppure mi sento sbagliato?’”.
La musica come spazio culturale e comunitario
Questa nuova fase del cantautore è un tentativo di restituire alla musica la sua funzione originaria: non un prodotto da consumare, ma uno spazio di condivisione e crescita collettiva. La dimensione minimale del live non è rinuncia, ma scelta estetica e culturale: la canzone, ancora inedita, diventa organismo vivo che si costruisce nell’interazione con chi ascolta.
Mi sento sbagliato, così, non è solo un singolo in uscita. È un manifesto poetico sull’imperfezione, sull’importanza del contatto e sulla speranza che la cultura possa rinascere anche nei territori più periferici. Il singolo è già disponibile in pre-save, mentre l’album arriverà nel corso del 2026, accompagnato da un tour prodotto da Gallia Records.
Il live a Palazzo Muglioni
Il concerto ha alternato nuove canzoni e momenti di racconto insieme a Michele Corgnoli, amico e organizzatore dell’evento. Non sono mancati gli omaggi, tra cui Mare verticale di Paolo Benvegnù, artista scomparso a dicembre 2024, che proprio su RatPark aveva rilasciato la sua ultima intervista. L’evento è stato parte della rassegna Fermento in Centro, dedicata a musica, arte e cultura nel cuore della città, e ha mostrato come non serva un grande spazio per fare un grande concerto, ma, soprattutto, ha permesso a Riverso di dimostrare come le canzoni d’autore, ancora oggi, servano ancora.







